Appena s’imbruna, la schiuma...

 

Appena s’imbruna, la schiuma
del cielo rapprende.
Si accende la sera
nelle più nere note che può.
Gli stimoli, canaglie, delle carni
coi tepori persistenti d’estate desti
grufolando vanno
cercando nidi e tane.
Puttane giovanissime di intimorente
grazia attendono.
A gente sola, solitudine
offrono. Per poco.

Per quanto mi tiri per il braccio
la voce delle cose
morte, maledicendo vado la sorte d’essere.
L’essere ancora in questa
mediocrità
mi sta perseguitando. Una vita intera
convinto d’essere stato per imprese più alte
dipinto.
Da gentili tratti, a ombreggiature
che solo una grande scuola sa insegnare,
a fascina accesa d’un focolare spento
mi ritrovo.
Piagnucolo piano delle scuse che non mi sono
nemmeno state chieste.
La mia veste che non mi riuscì di indossare
ma di macchiare sì
ripiego.
Sulla sponda mi metto del tempo
e della pace.
Chiedendo a volte scusa senza ammettere nulla.

Canto d'inverno. Mia ultima stagione