Di quando in quando, se un attimo m’attardo...

 

Di quando in quando, se un attimo m’attardo
il pensiero mi prende delle cose.
Disordinato viene rimestando. Un altro altare
appresto, destro mi pongo a lato
ad officiare un mesto rito. Un invito
ho rivolto attorno
ma nessuno è venuto. Modeste vesti indosso,
non sono paramenti,
a invidia non dovrei condurre
alcuno,
grandi gesta non feci e non farei, non concorro
per premi, per trofei.
Eppure nessun scorgo.
Nel solco di un disappunto, d’un sentirmi offeso,
dilago
e la mia acqua invade il piano.
Pure la terra di sorbirla nega.
E tutto su me stesso si ripiega e comprime
e s’attorce.
E un malo odio mi cresce, senza che possa
porre freno
dentro, per l’universo mondo.
Veramente povera cosa sono. Un perdono
non chiedo e non darei.
Della mia debolezza illividita scudo mi faccio
e vanto,
finché non cadrò affranto.

Canto d'inverno. Mia ultima stagione